L’Emilia-Romagna del vino rispecchia il carattere tipico e l’ospitalità della sua gente: accogliente, conviviale e generosa. In un territorio stretto tra la Pianura Padana, l’Appennino tosco-emiliano e il mare Adriatico, la varietà geografica corrisponde anche alla versatilità delle esperienze possibili, che spaziano dalle città d’arte alle vacanze balneari, dal turismo outdoor a quello enogastronomico. Dopotutto, siamo nella Food e Motor Valley d’Italia.
Qui il comparto food & wine fa da portabandiera, come ricorda l’assessore all’Agricoltura e all’Agroalimentare Alessio Mammi: «Con i suoi 44 prodotti Dop e Igp, la regione è un punto di riferimento per l’enogastronomia mondiale, grazie alla continua crescita di produttori che sanno coniugare un panorama vitivinicolo così unico e diversificato. Il nostro vino è al centro di questa tradizione».
L’edizione 2025 di Vinitaly è un’occasione imperdibile per mettere in mostra questa evoluzione anche grazie a un ambasciatore d’eccezione: Massimo Bottura. Tra gli 80 espositori e i principali Consorzi, ospitati nel Padiglione 1 gestito dall’Enoteca Regionale Emilia-Romagna, durante la quattro giorni veronese i nettari regionali sono esaltati dai piatti di Osteria al Massimo, format con cui si celebrano i 30 anni di attività di Osteria Francescana a Modena.
«Vinitaly è il palcoscenico perfetto per raccontare l’incontro tra il cibo e il vino, due elementi inseparabili nella cultura italiana. Il nostro obiettivo è creare abbinamenti sorprendenti, valorizzando le grandi etichette dell’Emilia-Romagna e dimostrando come la cucina possa essere un ponte tra tradizione e innovazione», afferma lo chef. «Un’occasione unica per mostrare al mondo il valore del nostro territorio, per far vivere ai visitatori un’esperienza autentica e indimenticabile».
Testimonial enoici di questa terra sono anche i vitigni autoctoni simbolo dell’Emilia-Romagna: Albana, Lambrusco, Malvasia di Candia e Sangiovese. Quattro uve che esprimono la sfaccettata proposta vitivinicola locale, valorizzata anche in diverse tavole dello Stivale, dai fine dining alle osterie di qualità, con wine pairing inediti e pop. Lo raccontano i sommelier e restaurant manager Mirta Margaglio di Casa Perbellini 12 Apostoli a Verona, Gianluca Sanso di Ristorante Cracco a Milano, Maurizio Paparello di Roscioli a Roma e Giuseppe Palmieri di Osteria Francescana.
È proprio lui, che gioca in casa, a sottolineare come «il vino ben rappresenta lo spirito e la cultura che fanno di questa terra un posto unico, perché in Emilia-Romagna ognuno si prende cura con precisione della sua porzione di territorio, piccola o grande che sia, per valorizzarla su larga scala con produzioni limitate ed esclusive. Al di là dei singoli, che sono eccellenze apprezzate e riconosciute, il vero motore di questa regione è un insieme fatto di persone e province, nel quale l’Emilia-Romagna rinasce tutti i giorni».