Nittardi etichette d'artista

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La collezione diffusa di Nittardi: Fabrizio Plessi per l’etichetta e carta seta d’artista 2019

La famiglia Femfert presenta la nuova annata del Chianti Classico Casanuova, con il contributo del celebre pioniere della videoarte.

Difficile immaginare che i primi ad avvicinarsi al prodotto delle uve fermentate — molto, moltissimo tempo fa — siano rimasti affascinati dal ventaglio di aromi e profumi che questo emanava. Più probabilmente il legame ancestrale tra uomo e vino risiede nello spirito. Ovvero in quel soffio sottile, quell’alito inebriante che riesce a trascendere le contingenze e portare altrove. Come all’ascolto di una grande sinfonia, immersi nella lettura di una storia ben scritta o davanti a un capolavoro della pittura del nostro o di altri tempi. 

Affonda proprio nella dimensione comune dell’immaginazione e del fantastico il doppio legame che la famiglia Femfert, proprietaria dal 1981 della tenuta Nittardi, ha intrecciato tra vino e arte. Storica veneziana Stefania, gallerista ed editore tedesco Peter, insieme al figlio maggiore Léon conducono con dedizione una proprietà di 160 ettari distesa sulle colline tra Firenze e Siena. Un piccolo avamposto in Maremma completa il quadro dei 40 ettari vitati che vantano un’eredità illustre. Nel 1549 la tenuta “Nectar Dei” appartenne a Michelangelo Buonarroti, il quale, impegnato a Roma nella Cappella Sistina, fece dono al Papa di alcuni fiaschi del vino che lì produceva. Sembra inscritta nel passato di quei luoghi, dunque, e nelle radici della famiglia stessa, la storia che ha condotto i Femfert al progetto che dal primo anno di attività ha caratterizzato la linea del Chianti Classico Casanuova, un sangiovese in purezza espressione stentorea del territorio. 

Ciascuna delle 30mila bottiglie della produzione annuale ha dato corpo a due opere d’arte dedicate: non la sola etichetta – che molte altre cantine hanno interpretato per mano degli artisti – ma anche la carta seta in cui ognuna è avvolta. Una “collezione diffusa” frammentata e dislocata nel tempo e nelle case dei clienti, che sono entrati a far parte di un progetto condiviso che contempla l’arte nel vivere quotidiano. Così come alla tenuta Nittardi le sculture punteggiano parchi e vigneti, le bottiglie del Casanuova e il loro pregevole involucro sono un’esperienza che si offre a tutti, al di fuori delle serie limitate e tirature esclusive.

Sono molti gli autori celebri che hanno sposato l’idea dei Femfert. Una rassegna di qualità museale, che varrebbe la pena celebrare in una grande occasione, magari per il prossimo quarantesimo anniversario. Dalle prime, poeticamente bucoliche, visioni di Bruno Bruni dell’annata ‘81 all’estro del geniale architetto Friedensreich Hundertwasser (1989), passando per i profili statuari di Igor Mitoraj (1997), la poesia visiva di Yoko Ono (2005), la pittura sintetica di Mimmo Paladino (2006) e il tratto concitato di Dario Fo (2010).

Un viaggio intorno al mondo della grande arte degli ultimi decenni che conduce a Venezia, dove Stefania Canali e Léon Femfert hanno presentato il trentanovesimo tassello di un cammino che trova nell’amore per il lavoro una spinta inesauribile. 

«Il vino è più di un prodotto agricolo. Dentro ciascuna bottiglia, nel vino stesso, assapori la terra da cui proviene, percepisci la forza di chi l’ha prodotto e la storia che lo ha plasmato. Per me, il vino è Cultura con la C maiuscola, come l’arte, la musica e la poesia», racconta Léon in un magnifico studio della Giudecca. Una location singolare per un baluardo della Toscana più solida, introdotto qui dove vive e lavora l’artista che del Casanuova 2019 ha firmato l’arte: Fabrizio Plessi. Reggiano di nascita ma veneziano di adozione, è uno dei pionieri della videoarte mondiale. Sin dagli anni Settanta, nel momento di pieno dominio dell’Arte Povera e Concettuale, ha utilizzato schermi televisivi e monitor per amplificare il potere dell’immagine in movimento. Ed è proprio l’ecosistema liquido, mobile e fluido della città lagunare che ne ha plasmato il carattere e la poetica, inducendolo a riflettere, già in alcuni progetti passati, sul portato simbolico del vino. Un elemento mutevole, cangiante nel tempo, che nell’atto stesso del bere – e dunque nella dimensione del convivio – diventa veicolo di relazione, confronto e scambio, inserendosi a meraviglia nella poetica dell’artista. 

Sono nate da questi presupposti L’oro di Venezia e The Golden Age, le prime opere sviluppate interamente in digitale per la collezione Femfert, rispettivamente destinate all’etichetta e alla carta seta. Un magma aureo che scivola e si accende sul fondo nero, lasciando trasparire il motto del leone marciano Pax Tibi. Una locuzione che rivela come solo in tempo di pace potesse fiorire il commercio veneziano delle spezie, dei tessuti e dei preziosi vini che attraversavano l’Europa, e ci riconduce, in una parabola di racconti e trame antiche, all’assaggio di alcune delle migliori annate del Chianti Classico Nittardi. L’oro di Plessi accompagna un prodotto che promette di confermarsi all’altezza. E il Casanuova 2019, a detta di Léon, manterrà: risultato di una grande annata classica, manifesta un potenziale evolutivo lusinghiero e tutti i presupposti per diventare una gemma da collezione. Facciamo un piccolo balzo indietro al 2016, e all’etichetta insolitamente pudica realizzata dal provocatorio Allen Jones: un volto femminile assorto nella contemplazione di un grappolo d’uva. Sentori di frutti rossi e sottobosco si bilanciano in un prodotto aperto e rotondo, senza dubbio tra le espressioni migliori dell’ultimo decennio. Meno benedetto, ma arrivato al momento ideale del percorso maturativo, il Casanuova 2013 è avvolto nel festoso baccanale su carta seta del pittore Alain Clément. Uno scarto, questa volta in avanti, per l’assaggio in assoluta anteprima del Chianti Classico Riserva 2018. Realizzato esclusivamente nelle migliori annate e proveniente da una particella con ottima esposizione a Sud, matura ventiquattro mesi in tonneaux francesi prima di un passaggio in cemento e un anno in bottiglia. Il sangiovese in purezza, con una piccola aggiunta di merlot, regala un sorso intenso e carnoso, in una fusione ben riuscita di struttura, morbidezza e sapidità.

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