intervista all'assessore

Promozione, creatività e tradizione

L’assessore regionale all’Agricoltura e all’Agroalimentare Alessio Mammi sottolinea l’offerta unica di un territorio che può vincere proprio grazie all’enogastronomia. Investimenti sui mercati globali, ma anche attenzione al turismo esperienziale e al traino del litorale romagnolo.

Emilia e Romagna, unite da un’identità duale e prismatica, sono la culla di un sapere gastronomico e vitivinicolo dalle potenzialità straordinarie. Si tratta allora di dare impulso alla promozione per rivalutare il posizionamento dei prodotti regionali, a partire da una nuova valorizzazione del vino come driver di esperienze e qualità. Un percorso che deve integrare cibo, vino, paesaggio, motori e benessere, come sottolinea l’assessore all’Agricoltura e all’Agroalimentare dell’Emilia-Romagna Alessio Mammi. Assessore Mammi, l’Emilia-Romagna è una terra di eccellenze, dal cibo ai motori.

Qual è la fotografia attuale del comparto enogastronomico?

È la Food Valley d’Italia con le sue 44 produzioni a indicazione geografica Dop e Igp che valgono 3,6 miliardi di euro alla produzione su 8,5 miliardi a livello nazionale. Il comparto agro-alimentare della nostra regione, nel suo complesso, è pari a 34 miliardi di euro e, con quasi 10 miliardi, è la seconda voce di export dopo la meccanica. È innegabile: cibo, vino e motori sono un connubio distintivo del nostro territorio, che tratteggia la nostra identità e garantisce occupazione, competitività delle imprese e benessere sociale. Un biglietto da visita straordinario che ci riconoscono in tutto il mondo, grazie a un modello peculiare di cooperazione e collaborazione che è tipico delle nostre terre. L’identità del vino emiliano-romagnolo è sfaccettata: Emilia e Romagna, bollicine e vini fermi, tradizione e fantasia, territori sabbiosi e aree appenniniche.

Come si lavora per valorizzare questa ricchezza senza disperderne l’identità?

Questa è la vera sfida. Esiste un mix tra i grandi numeri del vino prodotti dalle imprese cooperative dell’Emilia-Romagna, conosciuti e venduti in tutto il mondo con volumi importantissimi, e la crescita sempre più interessante di cantine che hanno puntato sulla nicchia e sulla voglia di sperimentare, affermandosi con forza sul mercato. Il nostro compito istituzionale è contemperare questi due aspetti e tenerli insieme, perché entrambi fondamentali. Da anni abbiamo affidato questa missione a Enoteca Regionale, un’associazione di cantine e consorzi che rappresenta il territorio da Piacenza a Rimini, dal Po fino all’Appennino, e che ci affianca nella promozione nazionale e in tutto il mondo.

Quali sono le strategie e le priorità della Regione per la promozione e la crescita del comparto vitivinicolo? Quale ruolo gioca il territorio in questo percorso?

Abbiamo sempre più bisogno di far conoscere il valore del nostro vino, dei nostri produttori e delle nostre storie di territorio. Prendiamo il Lambrusco: è un vino in profonda evoluzione, con diversi produttori che propongono bottiglie molto interessanti. Una vera e propria rivoluzione. Che dire del Sangiovese? È un vitigno completamente riscoperto nella nostra terra e le nostre etichette oggi non hanno nulla da invidiare a rossi più famosi che si producono in territori vicini, e hanno prezzi considerevolmente più vantaggiosi per i wine lover. Poi c’è l’esplosione dei bianchi, tra bolle e fermi: la Malvasia, il Pignoletto, l’Albana, le meno conosciute Spergola e Rebola. È come avere a disposizione un universo di opportunità, profondamente legate al territorio di produzione. E infatti oggi stiamo vivendo una stagione davvero interessante grazie al turismo esperienziale: le persone cercano momenti da vivere. Le presenze dall’estero sono in forte aumento: gli USA e il nord Europa hanno riscoperto la nostra regione come autentica e amano proprio questo aspetto, anche nei prodotti. E infatti i vini di questa terra sono affiancati da un patrimonio gastronomico di assoluta qualità.

Come si lavora per integrare al meglio vino e cucina nella narrazione del territorio, sia in chiave turistica che commerciale?

Per noi resta centrale la promozione, per questo negli ultimi cinque anni la Regione ha investito più di 30 milioni di euro in attività nazionali e internazionali, sostenendo le azioni dei consorzi dei produttori. Dopo tre edizioni di Summer Fancy Food show a New York, torneremo anche nel 2025 per essere presenti nel nostro principale mercato di esportazione, soprattutto in questa fase storica. Tra gennaio e settembre 2024 l’Emilia-Romagna ha esportato verso gli USA circa 725 milioni di euro di prodotti alimentari. Bisogna creare tutte le condizioni per organizzarsi, scongiurare restrizioni, essere al fianco delle imprese e dei consorzi di produttori. Inoltre saremo di nuovo in Giappone come Regione a Expo2025, per consolidare i rapporti commerciali e cercare di crearne di nuovi. Per Vinitaly avete scelto di coinvolgere Massimo Bottura, uno dei più autorevoli ambasciatori della cucina emiliana e romagnola.

Qual è il focus della comunicazione? Quale messaggio intendete trasmettere con questa scelta?

Avevamo necessità di rinnovare con un messaggio forte e chiaro la proposta del padiglione dell’Emilia-Romagna a Vinitaly, che è una vetrina straordinaria per il vino italiano. Coniugare il valore del miglior chef al mondo, che è emiliano-romagnolo, con l’affermazione dei nostri vini ci è sembrato un modo per spiegare al meglio chi rappresentiamo e dove vogliamo andare. Noi crediamo nel valore dell’eccellenza, nel fare le cose bene, insieme, e provare a dare il massimo. I nostri vini sono prodotti di grande qualità, e c’è una tale varietà che consente di promuoverli in un gran numero di occasioni e con diverse proposte gastronomiche. Bottura sa tenere insieme tutti questi elementi. Noi vogliamo dire: l’Emilia-Romagna c’è. Assaggiate i nostri vini, provate il nostro cibo, credete nella nostra qualità, e non rimarrete delusi. Ci saranno anche i vini di Carlo Cracco nel padiglione, ora che è diventato produttore nel nostro territorio.

Su quali progettualità sta lavorando oggi la Regione per supportare il comparto vitivinicolo e aumentarne la competitività?

In questi cinque anni abbiamo messo a disposizione per il comparto vitivinicolo circa 100 milioni di euro e nel 2025 abbiamo in previsione l’impiego di 21 milioni per il vino, attraverso investimenti per le cantine, ristrutturazione dei vigneti, promozione nazionale, europea ed extra europea. Nei Paesi interessati al nostro export bisogna andarci, portare i prodotti, stringere le relazioni con gli importatori, conoscere il sistema di distribuzione commerciale locale e presentare loro la nostra cultura e identità vitivinicola, che riscuote sempre grande successo perché unica, vera, inimitabile. In questa fase storica il vino è sotto attacco: dobbiamo studiare con produttori, cantine e consorzi nuove strategie di promozione e difesa e far sentire la nostra voce in Europa, per un mercato giusto, attento alla reciprocità sull’export e capace di rispondere anche sul piano della difesa fitosanitaria, senza la quale metteremmo a serio rischio le produzioni.

La presenza a Vinitaly è un momento-chiave di visibilità. Quali iniziative seguiranno per dare continuità alla promozione e consolidare la crescita del settore?

Sono convinto che la miglior difesa in campo promozionale sia l’attacco. In questo caso si struttura attraverso la conoscenza del prodotto che si vuole vendere e la promozione in tutto il mondo. Oltre alle missioni internazionali, la Regione da anni assieme ad altri partner territoriali promuove Tramonto Divino, una vera e propria carovana del gusto che fa tappa nelle più suggestive piazze della riviera romagnola, nei borghi e nelle città emiliane e che ha un suo pubblico affezionato, che scopre etichette e produttori abbinati ai nostri favolosi prodotti Dop e Igp. L’altra scommessa è la ristorazione: dobbiamo vincere la sfida di rendere “di moda” alcuni nostri straordinari vini per supportarne la diffusione e la conoscenza. Con i grandi chef, ma anche sulla riviera romagnola d’estate. Lì il nostro vino deve essere sempre più protagonista per consolidare con forza, grazie alla spinta del turismo, il mercato domestico.

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